Era uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo...

Italia. 2030. Un ipotetico storico, riferendosi al primo decennio del XXI secolo, si chiederebbe:
«Perché il popolo tollerò o favorì e applaudì questi delitti? Una parte per
viltà, una parte per interesse o per macchiavellismo. [...] Si rendeva
conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano
[misfatti]? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è
cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se
lo si fa scegliere tra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo
quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto».
«[Era] uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di
eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto
esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un
popolo onesto e libero, [egli] sarebbe stato tutto al più il
leader di un partito con un modesto seguito. [...] Sarebbe rimasto un
personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e
atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a
causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo
stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e
istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine. [...]
Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte
contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza
credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso. Vanitoso. Bonario. Sensualità
facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e
sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla
violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il
ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se
fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per
misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la
maggioranza, ma è snob, e rispetta il denaro. Disprezza
sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. [...]
Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti, i sinceri, gli
intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li
mette al bando. Si circonda di disonesti, di
bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo
tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente,
e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni
abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il
personaggio che vuole rappresentare».
La
descrizione del personaggio calza in modo quasi perfetto con il nostro
presidentissimo. Eppure queste parole sono datate 1° maggio 1945, a
firma di Elsa Morante, la quale descriveva il Duce, ormai travolto
dagli eventi e dalla rabbia di Piazzale Loreto.